Avvento di chi?

Un giorno Gesù chiese agli apostoli: la gente chi dice che io sia? E poi direttamente rivolto a loro: e voi che dite di me?Il mese di novembre ci apre liturgicamente al tempo dell’Avvento, che è il tempo dell’attesa del Messia-Salvatore promesso da Dio, tempo che ci prepara non solo al Natale ma ad accogliere e scoprire sempre più nella nostra vita il Signore Gesù, nell’attesa dell’incontro definitivo con lui al termine della vita.
Mi sembra appropriato allora sentirci rivolgere questa medesima domanda. Cosa pensa veramente la gente di Gesù, che ne sa di lui? Ma per noi in particolare chi è, quanto conta davvero?
Al tempo di Gesù la maggior parte delle persone conoscevano la sacra Scrittura, frequentavano la Sinagoga, ascoltavano le spiegazioni dei Rabbini. Era facile allora rispondere che Gesù predicava la conversione come Giovanni Battista, che aveva parole infuocate come Elia, che annunciava il regno di Dio come un profeta.
Se si intervistasse oggi la gente, che a volte non conosce neanche il Vangelo, o molti sono fermi a una conoscenza da scuola elementare o al tempo del catechismo, forse sentiremo altre risposte. Sono stati fatti più volte esperimenti di questo genere.
La risposta più comune è non so, non conosco. Si fanno spallucce come per dire: non mi interessa per niente.
Certamente Gesù è scomodo, soprattutto perché dice ciò che è bene e ciò che è male, e questo indispettisce, perché sempre mette in discussione e interpella il comportamento, non riguarda solo il piano della conoscenza intellettuale come può essere per un qualsiasi personaggio storico famoso.
Gesù stesso ha detto di essere una pietra d’inciampo, e lo è davvero perché volere o no ognuno di noi si imbatte in lui e deve scegliere se stare con lui o contro, o senza.
Per alcuni è una favola, troppo difficile da studiare e documentare, più semplice ignorare. Ecco che si nega perfino la storia. Si nega che la nostra Italia e l’Europa intera sia ricca di una storia che incontra necessariamente Gesù Cristo e la sua Chiesa, basta guardare il patrimonio artistico, la cultura in genere, ma anche i valori di fondo che sottostanno al nostro vivere civile.
Molti amano Gesù per la sua scelta dei poveri, ma non accettano la sua chiesa.
Ci sono persone che sfoderano il cristianesimo e i valori cristiani della vita e della famiglia solo in televisione o in determinate occasioni.
È facile ricordarsi di lui quando si sta male o c’è un problema da risolvere.
Alcuni vorrebbero sezionare il vangelo e prendere alcuni insegnamenti e altri no. C’è chi lo sente un grande uomo ma non vuole assolutamente pensarlo il figlio di un Dio che ama le persone, che si è fatto uomo come noi per amore, per innalzare gli uomini alla dignità di figli di Dio.
Capiamo tutti che non si può scegliere Gesù Cristo un giorno sì e un giorno no, che è necessario accogliere il vangelo per intero.
Ma voi, ciascuno di noi, chi dite che io sia? Si tratta di trovare il coraggio di testimoniarlo senza vergogna anche nei nostri ambienti di vita. Si tratta di trovare le parole di oggi, il linguaggio giusto, per raccontare come lo abbiamo incontrato e che cosa rappresenta per la nostra vita, come l’ha cambiata, qual è la forza che ci comunica il suo messaggio.
Infatti, quando Gesù ha posto questa domanda ai discepoli?
Dopo averli mandati a predicare tra la gente, per rendersi conto di che cosa avevano capito di lui, che cosa hanno fatto capire alla gente.
Cioè la risposta a questa domanda dipende anche dalla nostra testimonianza personale: sappiamo di poter favorire o ostacolare l’incontro con lui. Vedono noi e non lui. Ai credenti affida il compito di rappresentarlo davanti agli uomini di tutti i tempi. Siamo chiamati a gestire responsabilmente il suo vangelo.
Soprattutto la domanda su chi è Gesù Cristo diventa una domanda sulla nostra identità, chi sono io, cosa sto vivendo, cosa sono, ho scoperto chi voglio essere? Come sto portando avanti il progetto della mia vita, cosa ho scoperto del progetto di Dio su di me? Perché noi non ci conosciamo da noi stessi, ma nell’incontro con una persona, e più in profondità nell’incontro con Dio.
Siamo allora tutti responsabili del volto che diamo a Cristo, alla Chiesa, al Vangelo. Per questo è indispensabile dare una risposta personale su chi è Gesù Cristo.
Il Papa Benedetto XVI ha scritto negli anni scorsi un libro su Gesù di Nazareth, frutto di lunghi e rigorosi studi e di riflessioni profonde. La fede deve poggiare su fondamenti storici. E più volte lungo il suo pontificato è ritornato sul tema della conoscenza della propria fede, che deve essere ragionevole non ingenua e superficiale, sottoposta a interrogativi e a studi critici e storici.
È decisivo più che mai nella nostra società pluralista che i cristiani sappiano in chi hanno posto la loro fiducia, perché in lui trova senso ogni vita, ogni situazione di vita, anche la più misera agli occhi umani, la più emarginata e sofferente e dolorante. Perché lui è venuto a salvare e riscattare ogni vita umana, perché nessuno e nulla vada perduto. È venuto e viene costantemente per tenere aperto questo canale di comunicazione tra la terra e il cielo, per ricordarci che la nostra vita umana e terrena non è insignificante ma preziosa, e legata strettamente alla sorte oltre la morte. Lui ricorda tutto e di tutto tiene conto nella sua giustizia e misericordia.
Ogni uomo ha diritto anche oggi a conoscere questa prospettiva di speranza che si apre sulla vita e che diventa certezza in coloro che in lui credono e confidano. È per questo che diventa un dovere di testimonianza.

d.g.m.

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