La misericordia

Riprendiamo il discorso sulle vie della santità valutando un atteggiamento che facciamo fatica a comprendere realmente e quindi anche a vivere. Talvolta lo usiamo male, quasi fosse un divinizzarsi o un auto incensarsi costante: “Guarda come sono bravo”. Esempio eclatante di questo è stato il comandante del campo di concentramento di Plaszòw, Amon Göth, il quale si avvalse del potere personale di perdonare chi torturava ogni giorno. E se, grazie all’amicizia con l’industriale tedesco Oskar Schindler, gli operai (ebrei) da questi assunti ebbero miglior sorte degli altri, nondimeno ciò avvenne solo per il baratto in argento o con diversi prodotti del mercato nero.

La misericordia reale è un viaggio dentro di noi innanzi tutto, dove si va a ricercare l’amore di Dio che sana ripercorrendo le ferite interiori che insanguinano la nostra anima e non ci consentono d’avere un gesto di misericordia nei confronti del prossimo. Non possiamo perdonare se prima non ci siamo perdonati, né amare se non ci amiamo nel profondo. Il prossimo non sapremo considerarlo un altro io o un dono per noi finché non saremo tali. La misericordia è un tempo di relazioni sante. Anzi, personalmente ritengo sia un riprendere il dialogo con Dio e con il Prossimo con maggiore profondità, dopo aver gustato l’amore di Dio. È un amore che cambia il cuore, ci rende concreti nell’amare il prossimo. Sentirsi amati porta a capire l’altro e a comprenderne l’esigenza d’amore.

Guardando a Don Orione viene spontaneo riflettere su quanto lui scrisse, in dialogo con Dio proprio sull’argomento “misericordia”: “Che io non dimentichi mai che il ministero a me affidato è ministero di misericordia e usi coi miei fratelli un po’ di quella carità infaticata, che tante volte usaste verso l’anima mia, o gran Dio”. Riconoscerci amati spinge dunque ad allargare l’orizzonte del nostro sentire che diventa comprensione, compassione, accoglienza e relazione anche con coloro che possono aver ferito la nostra o l’altrui esistenza. La misericordia è un non tener conto, dopo aver perdonato gli errori del passato; cioè non bisogna tenere dentro di noi la lista degli errori, di chiunque siano. Potrebbero diventare sensi di colpa o rivalse di fronte ad un ulteriore sgarbo. Questo non significa ripetere gli errori o permettere di farli. Con cuore aperto, nuovamente in piedi per grazia di Dio, dobbiamo consentire che pure gli altri possano beneficiare del dono. Perdonarci e perdonare, non come merce di scambio, ma gratuitamente, col respiro benevolo di Dio, posato il fucile troppo spesso pronto all’uso.

 

Don Ivan Concolato

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