Natale: i segni della presenza

Aspettare dei facili messia, persone o avvenimenti che d’un colpo risolvano tutti i problemi del mondo è un fatto che si è ripetuto molte volte nella storia. A quante ideologie e personaggi più o meno forti abbiamo creduto e delegato la soluzione delle crisi in atto e delle difficoltà, scaricando su altri impegni e responsabilità che invece erano e sono di tutti.

La risposta cristiana alla domanda dei Giovanni Battista di tutti i tempi, sei tu colui che deve venire oppure dobbiamo aspettarne un altro, è sempre la stessa: no, non c’è da aspettare nessuno, ora tocca a noi.

Gesù Cristo è l’intervento ultimo e definitivo di Dio. In Lui abbiamo già tutto. Non la soluzione preconfezionata ad ogni tipo di problema che il passare dei tempi presenta, ma egli ci offre i criteri che possono essere il fondamento per il raggiungimento della giustizia sociale, della pace, del benessere tra gli uomini.

Il Natale, cioè il Figlio di Dio che si fa uomo. Quante conseguenze! Ma allora la crea-tura umana vale sul serio. Pensiamo alla dignità della persona umana che deve venire prima di ogni altra considerazione, e sempre deve essere salvaguardata in ogni ricerca e situazione.

L’uomo è prima del guadagno ad ogni costo, così come il lavoro, l’ambiente, la sicurezza. Tutto deve tendere al rispetto e alla integrità della persona umana, che è sempre il fine, mai lo strumento per raggiungere altri fini.

Gesù Cristo è la risposta ultima, ma ai suoi metodi noi non ci crediamo molto.

La scure è già alla radice degli alberi diceva Giovanni Battista agli uomini del suo tempo, a indicare un giudizio imminente. Anche Giovanni Battista si aspettava un messia forte, giustiziere di tutti gli operatori di iniquità. Anche allora la gente si scandalizzava di Gesù, come facciamo noi oggi, perché egli, che pure è Dio, procede lentamente e non usa i nostri metodi, e sembra stia a guardare tutto il male che c’è senza intervenire o annientare gli avversari. La gente si aspettava un messia che scacciasse i Romani e proclamasse la liberazione di Israele, invece Gesù sta dietro ai poveri, si prende cura dei malati, addirittura è amico dei peccatori e dei pubblicani al soldo degli stranieri.

Per questo Giovanni Battista gli manda a dire dal carcere dove si trovava: ma sei tu colui che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro? Gesù loda la rettitudine di Giovanni Battista, la sua austerità, la sua dedizione alla missione di precursore, lo presenta come più che un profeta, ma dice chiaramente che il cambiamento avviene non con i cambiamenti esterni, delle strutture, ma con la conversione del cuore, delle persone. Il rinnovamento del mondo si attua non con la rivoluzione violenta, o con la distruzione dell’empio, ma ricostruendo pazientemente un popolo pieno di miserie. Gesù ha associato la sua azione non alla potenza che mortifica e schiaccia ma alla potenza dell’amore che risana e perdona.

I ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi guariscono, ai poveri è annunciata la buona notizia dell’amore di Dio, risponde Gesù a Giovanni Battista, citando il profeta Isaia che in questi gesti rivelava i segni della presenza del Messia in azione nel mondo. È l’amore di Dio che raggiunge tutti gli uomini.

Prima che miracoli i segni che Gesù offre sono gesti di amore per mostrare che Dio è vicino a chi soffre e si sente tagliato fuori da una esistenza serena e dignitosa. Se i miracoli fossero solo gesti di potenza, i discepoli di tutti i tempi dovrebbero riconoscere e ammettere che non è possibile agli uomini realizzare il vangelo. Ma se i miracoli sono gesti di compassione, di condivisione, di amore, allora sono alla portata di tutti. Basta attingere alla cronaca di ogni giorno e rendere credibile la parola di Gesù accompagnandola con gesti concreti di amore e condivisione.

Don Orione ce lo insegna tutti i giorni, e così san Giuseppe Cottolengo e così tutti i santi della carità recenti e lontani nel tempo.

Sono ancora questi gesti, spesso nascosti ma presenti nella comunità cristiana e nella società a rendere visibile l’amore di Dio  e credibile la fede cristiana. Don Orione ne era più che mai convinto, ha speso la sua vita in questa direzione: “solo la carità salverà il mondo”. Tutti gli altri discorsi servono a poco. Anche i più ostili e lontani dalla fede si arrendono sempre di fronte al bene compiuto in nome di Cristo e sanno riconoscere.

Riporto una testimonianza di un uomo credente: “Guardiamoci intorno e riconosciamo i segni della presenza di Dio. Quanti amici hanno incontrato Dio, gente disperata che ha convertito il proprio cuore, persone sfregiate dal dolore che hanno imparato a perdonare, fratelli accecati dall’invidia o dalla cupidigia che hanno messo le ali e ora sono diventati gioia e bene quotidiano, crocifisso, donato. Anch’io credetemi, ho visto la forza dirompente del Vangelo, ho visto persone cambiare, guarire, scoprire. Anch’io ho visto nelle pieghe del nostro mondo corrotto e inquieto gesti di totale gratuità, vite consumate nel dono e nella speranza, squarci di fraternità in inferni di solitudine ed egoismo. Ho visto i tanti segni del Regno. Ho visto anche recentemente, costruire comunità dal nulla, persone che non si arrendono alla disperazione e combattono per la giustizia. Ho visto genitori mettere al centro la famiglia e i propri figli, ho visto persone vere. Che sia questo il nostro problema principale? Una miopia interiore che ci impedisce di godere della nascosta e sottile presenza di Dio?

Vivere il Natale allora significa convertire lo sguardo, accorgersi che il Regno avanza, è presente, che io posso renderlo presente. Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo dal nostro dolore per accorgerci della salvezza che si attua nelle nostre soffocate città”. Buon Natale a tutti.

 

d.g.m.

 

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