Don Enrico Contardi

Amico e missionario pure lui, Don Giuseppe Dutto affermava che Don Enrico Contardi “forse la maggior parte degli stessi figli di Don Orione non l’hanno conosciuto che di nome perché era in Argentina fin dal febbraio 1932”. Si capisce parlasse da esperto e che queste dimenticanze riguardassero buona parte dei primi missionari. Tuttavia magari qualcuno l’aveva conosciuto durante i terremoti di Calabria e Messina (1908) o di Avezzano (1915) dove Don Orione l’aveva voluto. Era una sorta di preparazione in previsione argentina? L’unica cosa certa è che il Fondatore aveva la vista buona e la usava. Se otteneva più di quanto avrebbe potuto pretendere è perché forniva ideali da condividere ed esempi da imitare. Ovviamente non esitava a suggerire norme fondamentali per un esito soddisfacente. In Argentina si trattò di abolire il letto: per i religiosi tavolaccio di legno e giaciglio di crini vegetali.

Chi vede il missionario come curioso ricercatore non può capire i loro sacrifici, la voglia di programmare e realizzare obiettivi definiti, il desiderio di non lasciare i nuovi “amici” neppure per rientrare per rivedere vecchie conoscenze, i parenti più prossimi, certuni nemmeno per morire dov’erano nati. La necessità d’aver cura degli altri, specie se in partenza lontanissimi, affila l’ingegno per trasformarli e, nei limiti, trasformarsi. I siti più abbandonati sono quelli dove nessuno pare far breccia. Eppure sembra basti, con pazienza e tatto, offrire in bel modo qualcosa di attraente, una gita, una mezza giornata d’allegria e, in quella, inserire un qualcosa di istruttivo.

C’era anche qualche posto dove non era consigliabile transitare di notte, una specie di covo dei fuorilegge. Se il missionario fosse “stato” metterebbe a posto le cose condannando, recludendo … Ma come fai se a te interessano anche quei soggetti? Ti industri. Fai circolare la voce che c’è un cinema dove puoi entrare gratis a patto che partecipi alla messa del mattino e accetti una breve interruzione per ascoltare quanto i missionari hanno da dirti. Cresceva la frequenza (oltre il migliaio) risultavano graditi gli argomenti trattati, sia morali che religiosi. Non c’era alcuna coercizione. Riuscivano a far comprendere come fosse soltanto una mano tesa per un vivere più degno.

Tutto bello, positivo? No, ma pure il missionario ha bisogno di crescere. Dopo 36 ore di treno (Buenos Aires – Saenz Pegna) zanzare affamate per compagnia, 44 gradi all’ombra, una piccola chiesa, suo futuro servizio, nessuno ad accoglierlo, nessun conforto né vettovaglie: sconosciuto in attesa di qualcuno con cui condividere l’amore d’un Dio Padre da cui si sente protetto.

 

 

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