Giocare al biliardo: spazio al tempo libero e non solo…

Numerosi ospiti durante le interviste BASIQ, strumento per la valutazione della Qualità di Vita, hanno manifestato il desiderio di giocare a biliardo: “Mi piacerebbe giocare a Biliardo! Ci giocavo spesso con i miei amici…”, “Sai, vorrei giocare a stecca. Era la mia passione da giovane!”, “In colonia giocavamo a calcetto e a biliardo, come ci divertivamo!”, “Vorrei imparare a giocare a biliardo…”. Qualcuno perché desideroso di imparare cose nuove, qualcun altro perché lo faceva da giovane. Come Ferruccio, un elegante Signore che mentre tiene la stecca in modo impeccabile e manda in buca la palla al primo colpo, racconta che al bar a giocare, ci andava con suo padre quando era bambino, che erano tempi duri quelli ma che sono stati momenti indimenticabili …

Così, individuato lo spazio e grazie al supporto dell’associazione di volontariato “Volontari Don Orione Genova-Sui passi di Don Orione-”, è arrivato al Villaggio uno splendido biliardo con l’ambizioso progetto di cominciare ad allestire uno spazio inclusivo dove passare il proprio tempo piacevolmente in compagnia.

La novità ha generato, non solo negli ospiti, ma anche nei collaboratori tutti, grande entusiasmo.

Così, da ottobre, quasi quotidianamente, il panno blu del biliardo è testimone di agguerriti confronti, sia a stecca che a boccette, tra le persone che frequentano e vivono il Villaggio.

Oltre alla risposta ad esigenze esistenziali, il Biliardo, può avere fini ricreativi (distrae e diverte), riabilitativi (favorisce il movimento e la psicomotricità) ed educativi (il rispetto delle regole, dei turni e la gestione della frustrazione).

Può essere, quindi, non solo un importante risposta a necessità di continuare a praticare i propri hobbies e a passare in modo divertente il proprio tempo libero, ma essere di sostegno anche a processi abilitativi e riabilitativi che non possono essere mai trascurati.

Il Villaggio della Carità di Camaldoli ringrazia l’associazione di volontariato per aver risposto ad un bisogno trasversale legato ad aspetti personali ed esistenziali e di aver favorito la nascita di un’ulteriore possibilità di avere spazi di crescita, di stare insieme e di sentirsi bene.

 

 

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