Amare è avere cura

Lettera introduttiva delle schede di formazione carismatica 2020/2021 per gli operatori dell’Opera Don Orione

Roma, 15 agosto 2020

Avere cura non è solo una delle attività degli esseri umani sulla terra, avere cura è il fondamento stesso della nostra vita perché è la dimensione entro la quale Dio ci chiama all’essere.

Ci prendiamo cura di coloro che amiamo e solo attraverso il concreto avere cura l’amore che sentiamo e che dichiariamo non rimane una parola astratta.

Ma qual è lo specifico degli esseri umani nell’avere cura? Non è certo soltanto quello relativo ai figli o ai coniugi o ai genitori ecc. Anche il mondo precristiano, il mondo pagano, era così. La cura era riservata ai congiunti da vincoli familiari di sangue. Perciò Gesù invitava i suoi ascoltatori e invita tutti noi oggi ad un cambio di prospettiva. “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete?” (Lc 6,31,33). Non si tratta di avere cura soltanto di coloro che amiamo e che ci amano. Avere cura è inscritto nella struttura costitutiva dell’essere umano. Perciò l’incuria è sempre una situazione disumanizzante.

Don Orione per tutta la vita ha avuto cura; la sua stessa vita è stata una continua cura per chi lo avvicinava e per chi lo incontrava attraverso le sue opere di carità. Una cura in particolar modo rivolta agli ultimi, ai desamparados, proprio perché ultimi nella stima e nella considerazione sociale. Ma privi di tale considerazione sociale lo sono anche oggi tanti adolescenti, anziani e disabili che vivono nelle nostre scuole e nelle nostre Case di carità; nella miope visione prevalente nella nostra società essi infatti non hanno “apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi” (Is 53,2).

E invece, ieri come oggi, lo sguardo di Don Orione non è miope, vede in profondità, oltre l’apparenza. Vede che “nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio”. Vede che la dignità di persona, ontologicamente, non è dipendente dalla ricchezza, dalle facoltà cognitive, dalla rispettabilità sociale o da altre qualità, e che proprio perciò la cura è necessaria, sempre. Essa infatti può portare speranza e vita laddove sembra ormai esserci posto solo per la disillusione e per la morte.

Per questo carissimi, noi siamo chiamati oggi ad avere lo sguardo, il cuore, la cura che Don Orione ci ha testimoniato. A ognuno di noi, nella nostra vita, è accaduto il dono di poter essere cura per un’altra persona, o di averla ricevuta; tale cura può cambiare la vita, può davvero trasformare la disperazione in conforto a volte insperato: “Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa” (Is 43,19). Le parole antiche ed eterne del profeta Isaia non disegnano un sogno. Esse dicono cosa accade quando liberamente un essere umano, nella cura, vive il proprio lavoro, le proprie giornate.

Don Aurelio Fusi[1]

[1] Don Aurelio Fusi è Direttore della Provincia Religiosa Italiana