STORIA DELLE CASE

Bogliasco

La signora Maria Rosa Moresco vedova Carbone moriva nel 1946 e lasciava la sua ricca villa alle porte di Bogliasco perché si facesse un centro di ragazzi. Con il ricavato della vendita della villa si è costruito l’istituto che prende nome dalla benefattrice: Istituto Famiglia Moresco.

Negli anni Cinquanta, don Cesare Lelli era stato l’anima di quell’istituto, e direttore era don Ghiazza, che si commuoveva ogni volta che dal grammofono, ancora a puntina di acciaio, dal disco «La voce del padrone» si alzava una nostalgica melodia marinara che rotolava giù dalla via Aurelia verso i flutti.
L’istituto ebbe diverse finalità e conobbe momenti di grande attività e fervore. I responsabili di quell’istituto hanno avuto tutti la fantasia del bene. Nei non pochi ritagli di stampa che ancora si possono consultare, si prende atto della vivacità delle numerose iniziative che hanno coinvolto non solo la casa, ma anche la popolazione e le autorità dei comuni vicini. Ma soprattutto va ricordata per una iniziativa, unica per quel tempo, che don Luigi Valerio ebbe il coraggio di prendere e di sostenere: la casa famiglia.
Egli e, dopo di lui, don Antonio Ferrari, si presero cura dei ragazzi fino alla loro sistemazione nella società ed in questo ebbero la totale collaborazione dei coniugi Sandra e Silvio Lagostena, che videro all’improvviso crescere la loro famiglia di una decina di ragazzi e proprio nell’età più sgraziata della vita. Per quattro anni li hanno seguiti, hanno cercato il lavoro, sono andati ai colloqui con i professori, li hanno riaccompagnati sul lavoro abbandonato, hanno perorato e soprattutto hanno pazientemente voluto bene.
Di questo loro impegno hanno tenuto uno scarno diario da dove traspare l’affetto, la preoccupazione, la gioia, la serenità: «Questi quattro anni vissuti a “tempo pieno” al Moresco, furono densi di eventi ora tristi, ora lieti, come del resto è la vita. Ringraziamo innanzitutto don Valerio che desiderò questa esperienza e ci diede la sua amicizia ed il suo costante incoraggiamento, mentre un pensiero affettuoso e di rimpianto va a don Ferrari che sempre ci donò stima e totale fiducia. Grazie pure alle Persone, amici nostri, amici e confratelli dell’Opera, che ci aiutarono “concretamente” nel difficile compito di educare. Particolare riconoscenza al dott. Ciro Pisaturo che, con la sua cordialità e competenza ci sorresse particolarmente nei casi più difficili. Per i quattordici giovani a noi affidati, che fanno ormai un po’ parte della nostra famiglia, la fiduciosa speranza che il Signore li protegga e li aiuti nel cammino della loro vita».
Attualmente la struttura ospita un presidio di riabilitazione per persone disabili (26 ospiti) e un centro diurno per persone anziane con compromissione cognitiva (20 posti).

Dal libro: Le mani della Provvidenza