Celebrata dalla Famiglia Orionina la tradizionale Messa per la memoria liturgica di San Luigi Gonzaga

Si è svolta anche quest’anno, domenica 21 giugno, la Santa Messa della Famiglia Carismatica Orionina presso la Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, in occasione della memoria liturgica di San Luigi Gonzaga.

Una tradizione avviata da San Luigi Orione nel 1924 e portata avanti ancora oggi, sebbene quest’anno, per rispettare al meglio le norme sanitarie, la celebrazione non si sia tenuta presso l’altare dedicato a San Luigi Gonzaga, bensì presso l’altare maggiore.

La solenne concelebrazione, è stata presieduta dal Consigliere generale Don Laureano De La Red Merino. Erano presenti i religiosi orionini, le Piccole Suore Missionarie della Carità con il Consiglio generale e alcune suore, le consacrate dell’Istituto Secolare Orionino e dell’Istituto Maria di Nazareth, e un buon numero di laici, soprattutto della parrocchia di Ognissanti.

La celebrazione è iniziata ricordando i numerosi religiosi e religiose deceduti, non tutti a causa del covid-19, dall’inizio di quest’anno (33 in tutto, 18 suore e 15 religiosi). I due Superiori generali Padre Tarcisio Vieira e Madre M. Mabel Spagnuolo hanno letto uno ad uno i nomi dei religiosi e delle religiose defunti, mentre l’immagine di ciascuno loro veniva mostrata da un confratello e da una consorella e poi deposta in un cesto davanti all’altare.

Nell’omelia, Don Laureano De La Red Merino ha ricordato come San Luigi Gonzaga abbia fatto “dell’amore la sua bandiera: è un giovane innamorato di Dio e di cuore misericordioso. Un giovane che ha compreso bene le priorità indicate da Gesù”.

“Non esiste – ha aggiunto – altra posizione cristiana possibile di fronte a chiunque incontriamo nella vita, se non quella di amarlo. L’affermazione di Gesù è chiara e forte. L’atteggiamento essenziale dell’esperienza religiosa è l’amore. Qui sta il fondamento di tutto. Il «principale e primo comandamento» continua ad essere quello di amare Dio, cercando la sua volontà, ascoltando la sua chiamata, che è una chiamata ad amare e servire l’intera sua famiglia: l’umanità. Ricordiamo il testo di Giovanni nella seconda lettura: «Chi ama un padre ama anche i suoi figli». Non è un amore platonico o romantico, ma concreto. Un amore tradotto in misericordia e compassione. Un amore che si contrappone a ciò che i sociologi chiamano «la sacralizzazione dell’individuo», rappresentata da atteggiamenti oggi molto diffusi come l’indifferenza, l’insensibilità, e il disinteresse per ciò che accade agli altri. L’amore è senza dubbio il vaccino contro tutte queste minacce. Il vero e autentico amore cristiano lo apprendiamo da Gesù che è il miglior Maestro e modello: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi», parole che abbiamo ascoltato tante volte. Però, molto possiamo apprendere anche dagli allievi più bravi del maestro, come Luigi Gonzaga e Don Orione”.

Poi, Don De La Red Merino ha ricordato le parole di San Luigi Orione, che elogiava così San Luigi Gonzaga: “Luigi portava gli appestati sulle spalle…anche se apparteneva a famiglia alta e suo padre era un piccolo Principe. Oh quante volte, vedendo San Luigi ben vestito e vellutato, con quel pizzo attorno al collo come un damerino, ho pensato tra me: perché non sono pittore che dipingerei San Luigi con un appestato sulle spalle; sarebbe un San Luigi più completo, e sarebbe anche più compreso. Invece di quest’aspetto della vita di San Luigi ne parlano poco. Si son dette di lui tante belle cose… Ma la santità fiorisce nella carità… È necessaria l’umiltà, la penitenza; ma tutto fiorisce nella carità, radice e madre di tutte le virtù!”.

“Mettiamoci anche noi – ha concluso Don De La Red Merino – dalla parte degli appestati di oggi, come San Luigi Gonzaga e come Don Orione”.

Al termine della celebrazione, una piccola processione si è diretta verso la cappella di S. Luigi Gonzaga dove, di fronte alle spoglie del santo, è stata recitata una preghiera scritta da Giovanni Paolo II.

Dal sito: donorione.org

 

 

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