Ciao Don Ferdinando

Pensare che Don Ferdinando non sia più con noi, è impresa quasi impossibile: era entrato a far parte della nostra quotidianità, che tanti di noi lo chiamavano affettuosamente “zio Ferdy”, proprio come uno di famiglia! In giro per i reparti, è stata accolta con stupore e grande tristezza la notizia della sua morte: incredule le anziane e le disabili del nostro istituto, il personale è rimasto ammutolito, il via vai dalla camera ardente è stato pressoché incessante: ci tenevano a stringersi ancora una volta con affetto al “prete contadino”, come lui stesso amava definirsi. Non era raro, infatti, imbattersi in lui la mattina presto con la ramazza in mano, a togliere le foglie cadute durante la notte, nel chiostro davanti alla chiesa. Quanti aneddoti, poi, legati alla sua infanzia in campagna, alla famiglia ed alle tradizioni rurali, con quel sapore di genuino che con la sua semplicità rendevano vivido ed indimenticabile il racconto.
E la sua Fede Grande Grande: ecco, di Don Ferdinando si poteva proprio dire che ci credeva davvero in quello che diceva, che ogni parola legata a Gesù ed alla Chiesa, era proprio quello per cui lui viveva. Capitava a volte qualche discussione, durante i suoi numerosi momenti di catechesi in reparto, di non pensarla proprio allo stesso modo, diciamo, ma la sua convinzione nelle argomentazioni era così lucida nella sua semplicità, che risultava disarmante e meravigliosa al tempo stesso.  Le ospiti anziane dei reparti dove lavoro io, spesso parlano di lui, le sorprendo a prendersi  in giro con le stesse battute affettuose con le quali a loro volta sono state tante volte apostrofate: “naso storto a
punta dritta”… oppure… “se non stai brava vengo lì e…” e sempre un sorriso illumina i loro volti, con un sentimento di affetto che non ci abbandona mai quando pensiamo a Don Ferdinando!
Ci manchi, Don Ferdinando, ma sappiamo “certissimamente” che sei sempre vicino a noi.
G.Z.

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