La Famiglia: anche Gesù ne ha avuto bisogno, e la lettera del Card. Arcivescovo

Con la celebrazione della Santa Famiglia di Nazareth subito dopo il Natale, la Chiesa intende essere vicina alla famiglia, a tutte quelle famiglie che ogni giorno raccolgono la sfida che viene da questa nostra epoca e non si arrendono. Non si ferma alla semplice denuncia o lamentela per le cose che non vanno, ma ne comprende le difficoltà. La Chiesa è sempre consapevole delle gioie e dei dolori, delle tensioni e preoccupazioni, degli sforzi e fallimenti che attraversano tutte le famiglie e vuole essere vicina a tutte con benevolenza e spirito sapienziale, convinta sempre del valore unico e della grande bellezza della famiglia, comunque.
E’ per tutti, per ogni persona umana non tanto un luogo ma direi un momento santo del nostro divenire, della crescita umana, un approdo sicuro in cui si riflette lo stesso invisibile amore di Dio.
Non a caso l’incarnazione di Gesù figlio di Dio ha avuto bisogno di una famiglia. Inserirsi nella comunità umana anche per lui ha significato appartenere a una famiglia, ha avuto bisogno di un padre e di una madre che lo hanno accolto, allevato, educato, preparato alla vita.
Pur nella sua particolarità irripetibile la famiglia di Nazareth  non è differente dalle altre e non si è sottratta alle leggi di una realtà quotidiana che è sempre esigente con tutti, mai esonerata dalle difficoltà. Se non vogliamo fare discorsi astratti non possiamo pretendere che solo la famiglia sia fuori da ogni mischia o al sicuro dalle tensioni che sono dentro  la società e la storia in genere.
Tutte le vicende che coinvolgono fin dall’inizio questa santa famiglia, come ci raccontano i vangeli, ci ricordano appunto che per nessuna persona o famiglia la situazione è quella idilliaca, protetta ed esente dai colpi esterni. Le difficoltà, la fatica e l’impegno di ogni giorno  ci sono per tutti e per tutte le famiglie, anzi per molte, troppe, dobbiamo aggiungere il dramma della disoccupazione e della emigrazione o quelle  costrette a smembrarsi per poter sopravvivere.
E poi c’è da chiedersi se nella società non ci sia sempre qualche erode senza nome che cerca sempre di dividere ciò che l’amore unisce. Spesso nelle nostre case subentra più una logica economica voluta dall’alto che considera  la famiglia non come unità, ma come individui, bambini, ragazzi, donne,  uomini, da sollecitare nelle loro possibilità di consumo e gli adulti nelle loro capacità produttive con orari sempre più lunghi. Non sempre sono considerati nella dovuta importanza i vincoli familiari, e l’amore che unisce non ha molto peso nella società.
E’ per il grande amore che la Chiesa vuole alla Famiglia che il nostro Cardinale Arcivescovo ha voluto che quest’anno tutta la diocesi di Genova riflettesse sul dono della famiglia, vera ricchezza per la Chiesa, per la società, per ogni  persona, in giovane età e nell’avanzare degli anni.
L’Arcivescovo ci ricorda  una verità costante: “L’amore di coppia non è sempre effervescente e facile, senza sacrificio. Credere o aspettarsi questo, è credere ad una devastante bugia ‐ oggi molto pubblicizzata ‐ che crea delusione e infelicità”. L’amore coniugale si nutre della vita quotidiana, che si ripete giorno dopo giorno, poiché “nella solidità si gusta la gioia genuina come il pane di casa”. Il quotidiano, di cui si dovrebbe tessere un elogio, rende forte l’amore tra l’uomo e la donna. Fuori da questa logica, si ricerca solo l’ebbrezza, che scintilla come una stella cadente. Ben diversa è la luce dell’amore fedele: essa illumina l’intera famiglia e dà sicurezza ai figli.
“L’amore è un continuo esodo per andare incontro alla persona che si ama; è rinunciare a qualcosa di sé, dei propri gusti e programmi. Non è perdere la propria personalità, ma arricchirla nella comunione con l’altro”. Guardare all’altro e pensare a lui, prima che a se stessi, è possibile grazie ad una solidità interiore, ad un “centro spirituale”, da cui l’uomo e la donna attingono costantemente.
E guardando ai genitori  e alla “ grazia dei figli” aggiunge: Guardo il papà e la mamma nella loro unione  e nel loro delicato compito di educare i figli. Penso che essi inconsapevolmente costruiscono il mondo, fanno storia, edificano il futuro. Molte sono le vocazioni e le responsabilità su questa terra, ma quella di generare ed educare i figli è una delle più umili e grandiose. Procreare un uomo ha un tempo, ma educare una persona non ha tempo. Dura tutta la vita dei genitori e continuerà dal Cielo.
Il giovane deve essere aiutato a scoprire la distinzione del vero dal falso, del bene dal male, del giusto dall’ingiusto, e apprendere quella buona severità che consiste nell’unione di verità, fedeltà e coraggio. Quanta fiducia e pazienza, quanta forza e tenerezza occorrono per educare i ragazzi e i giovani! Essi avranno fiducia in se stessi se sentiranno la fiducia dei genitori; saranno sereni se respireranno serenità in casa; impareranno ad amare se saranno amati; forti nel bene se sentiranno la solidità affidabile della famiglia.
Vi ringrazio per la vostra attenzione e con affetto vi benedico, chiedendo la vostra preghiera e assicurando la mia per voi e per le vostre famiglie. Cardinale Angelo Bagnasco.
G.M.

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