Papa Francesco: udienza del 25 giugno 2022 con la Famiglia Carismatica Orionina

Papa Francesco ha ricevuto questa mattina in Udienza, nella Sala Clementina, in Vaticano, una rappresentanza della Famiglia Orionina nel 150° anniversario della nascita di S. Luigi Orione e i partecipanti al 15° Capitolo Generale dei Figli della Divina Provvidenza. È giunto nella sala in anticipo. Muovendo con molta pena i pochi passi dalla porta alla sedia ove ha ascoltato l’indirizzo di saluto ed ha rivolto il suo discorso.

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Francesco è ritornato più volte sul tema del Capitolo Generale da poco concluso e sull’espressione di Don Orione che lo ha illuminato: «Facciamoci il segno della croce e gettiamoci fidenti nel fuoco dei tempi nuovi per il bene del popolo».
Ci vuole coraggio! – ha detto il Papa – Per favore, che il fuoco non resti solo nel vostro focolare e nelle vostre comunità, e neppure solo nelle vostre opere, ma che possiate “gettarvi nel fuoco dei tempi nuovi per il bene del popolo”. Il fuoco di Cristo è fuoco buono, non è per distruggere, come avrebbero voluto Giacomo e Giovanni quando chiesero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Lc 9,54). No, non è quel fuoco. Ma Gesù rimproverò i due fratelli. Il suo è un fuoco di amore, un fuoco che accende il cuore delle persone, un fuoco che dà luce, riscalda e vivifica”.
Nel suo discorso ha citato l’analisi e il progetto di Don Orione a inizio del ‘900: “Noi viviamo in un secolo che è pieno di gelo e di morte nella vita dello spirito; tutto chiuso in sé stesso, nulla vede che piaceri, vanità e passioni e la vita di questa terra, e non più». E si domandava: «Chi darà vita a questa generazione morta alla vita di Dio, se non il soffio della carità di Gesù Cristo? […] Noi dobbiamo dunque chiedere a Dio non una scintilla di carità, […] ma una fornace di carità da infiammare noi e da rinnovare il freddo e gelido mondo, con l’aiuto e per la grazia che ci darà il Signore».
Ed ha ripreso anche la sua convizione profonda che«la causa di Cristo e della Chiesa non si serve che con una grande carità di vita e di opere, la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d’amore verso Dio. Opere di cuore e di carità cristiana ci vogliono! E tutti vi crederanno».
Però, la carità uno non se la può dare: “Il fuoco si alimenta ricevendolo da Dio con la vita di preghiera, la meditazione della Parola, la grazia dei Sacramenti”. Perciò non basta gettarci nel fuoco dei tempi nuovi bisogna anche “gettarci ai piedi del Tabernacolo”, “ai piedi del Crocifisso”, perché “amare Dio e amare i fratelli sono due fiamme di un solo sacro fuoco”.
Molto interessante anche il richiamo all’amore nella comunità religiosa e nella famiglia perché “è la conferma dell’annuncio evangelico, è la prova del fuoco”. Perciò niente “freddezza, giudizi e pettegolezzio, peggio, chiacchiericcio, un tarlo che uccide la vita di una comunità“.
Il Papa ha infine detto che “gettarsi nel fuoco dei tempi nuovi” richiede di guardare il mondo di oggi da apostoli, cioè con discernimento ma con simpatia, senza paura, senza pregiudizi, con coraggio; guardare il mondo come lo guarda Dio… «Ho osservato la miseria del mio popolo […]. Sono sceso per liberarlo» (Es 3,7-8). Dobbiamo vedere le miserie di questo nostro mondo come la ragione del nostro apostolato e non come un ostacolo”.
Francesco ha presentato Maria come esempio di apertura ai nuovi tempi e alle nuove frontiere: “Guardiamo a Maria, Vergine dell’intraprendenza e della premura, che parte in fretta da casa e si mette in strada per andare ad aiutare la cugina Elisabetta. E là, nel servizio, Maria ebbe la conferma del piano della provvidenza di Dio”.
Infine, con molta pazienza, Papa Francesco si è fermato per un saluto e un sorriso a ciascun partecipante e per la foto di gruppo.
DFP
dal sito: donorione.org