Verso il Natale

Un inizio solenne e sontuoso per presentare quegli eventi storici che culmineranno nel Natale, la nascita di Gesù, il Figlio eterno di Dio che si fa uomo.

Scrive l’evangelista Luca al capitolo 3: nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, successore di Augusto, quindi incomincia con il massimo rappresentante del potere, un imperatore che non era solo imperatore, ma si considerava Figlio di Dio, quindi il vertice più alto.

Mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode (si tratta del figlio di Erode il Grande, cioè Erode Antipa), tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’lturèa e della Traconìtide, e poi l’evangelista va a scovare anche un certo Lisània, un principe semi-sconosciuto, tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa. Ma il sommo sacerdote era uno. L’evangelista ne aggiunge un altro, e vedremo il perché.

Perché l’evangelista apre con questo scenario? Mostra i sette grandi della terra. E per questo ha aggiunto due sommi sacerdoti anziché uno, per raggiungere il numero sette, che indica la totalità. Potremmo dire con un linguaggio attuale che l’evangelista ha presentato il G7, i sette grandi della terra, dall’imperatore che si presenta come figlio di Dio, ai sommi sacerdoti, che sono i rappresentanti di Dio.

E l’evangelista crea suspense. La parola di Dio venne, ma su chi scenderà? Quando leggiamo il vangelo, per gustarlo, dobbiamo metterci nei panni dei primi ascoltatori o lettori che non sapevano il resto. Scenderà sull’imperatore, scenderà sui sommi sacerdoti?

Ecco la sorpresa: la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

Questa è la novità sottolineata: quando Dio deve intervenire nella storia evita accuratamente luoghi sacri e palazzi del potere, perché sa che questi sono refrattari ed ostili ad ogni cambiamento.

E poi, perché nel deserto? Perché Giovanni, figlio del sacerdote Zaccaria, non è sacerdote come il padre e non sta nel tempio, il luogo sacro per eccellenza?

Giovanni no, non ha scelto di esercitare il sacerdozio anche se ne aveva diritto per discendenza, ma sta nel deserto. Forse ha frequentato, dicono alcuni studiosi, qualche comunità monastica religiosa essena, che risiedeva in zone lontane dall’abitato, e che si caratterizzava per un intenso studio biblico e una vita di penitenza e austerità tesa alla conversione personale e comunitaria in attesa del Messia, la cui venuta era ritenuta imminente.

Ed è lì nel deserto, lontano da Gerusalemme e dal tempio, che scende la parola di Dio su Giovanni. La sua missione consisterà appunto nel percorrere tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

 La sfida che fa Giovanni è tremenda: il perdono dei peccati si otteneva andando a Gerusalemme, al tempio, attraverso un rito religioso. No, Dio adesso agisce nella vita, il perdono dei peccati avviene modificando la propria esistenza, cambiando vita. Anziché vivere per sé e per i propri interessi, essere attenti ai bisogni e alle necessità degli altri, dando così pieno ascolto alla parola di Dio riferita dai profeti.

Questo atteggiamento è l’unico che cancella il passato peccatore, e vale per tutti, non c’è alcuna persona al mondo che, per la sua condizione e la sua situazione, possa sentirsi esclusa dall’amore di Dio.

È in questo scenario grandioso che inizia la predicazione di Giovanni Battista e l’annuncio della venuta del Messia.

Così noi capiamo che Dio tiene sempre conto della storia umana, diciamo pure della volontà e libertà umana. Certi contesti storici possono favorire o ritardare i progetti di Dio, ma mai annullarli. Dio c’è ed è all’opera anche oggi, ed è Signore della storia e del tempo. E soprattutto Dio agisce attraverso i poveri, quelli che non hanno voce per farsi ascoltare, la gente comune, dal basso diremo oggi.

Ci chiediamo: che cosa sta preparando Dio per l’attuale fase storica che attraversiamo, e in particolare, quali scelte vogliamo fare noi per modificare le cose, quale eredità intendiamo lasciare alle generazioni che verranno?

Avvertiamo cambiamenti che sconvolgono sempre di più le nostre abitudini e le nostre tranquillità acquisite, e non solo per questioni climatiche.

Pensiamo a questa lunga crisi economica che sembra non avere mai termine, pensiamo ai grandi flussi migratori con un inevitabile rimescolamento della popolazione che riusciamo appena ad immaginare.

Pensiamo alle enormi possibilità della scienza e della tecnica per intervenire sulla vita umana nella sua origine e nel suo termine. Alcune aiuteranno, altre forse meno e creeranno nuovi problemi e difficoltà da affrontare.

Cambiano i modi di vivere e convivere degli uomini e delle donne, cambiano i rapporti tra le persone, favoriti dai nuovi strumenti di comunicazione sociale ma che lasciano spesso anche tanta solitudine ed isolamento aggravando il divario tra nuove e vecchie generazioni.

Cambiano purtroppo anche il significato delle parole più comuni cui ognuno dà il valore che vuole, creando difficoltà di comprensione e di fiducia reciproca. Con un gioco dialettico spregiudicato si cerca di superare il concetto stesso di coerenza e di verità. Quello che è vero oggi non sarà più vero domani. In questo contesto a chi credere e a chi dare fiducia, ha ancora senso una parola data, un principio o ideale professato fino al giorno prima?

Quale sarà il bene dell’umanità? Ci sarà ancora posto per Dio o finirà estraneo del tutto? Davvero Dio, la sua presenza, è una minaccia che ci impedisce il progresso e la libertà oppure ci faremo ancora più male con le nostre stesse mani, come confermano ogni giorno le notizie negative e di violenza?

Ma ecco il messaggio perenne del Natale che anche quest’anno vogliamo celebrare: a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio, con tutte le sue conseguenze belle e positive. Tutti abbiamo bisogno di riferimenti e punti sicuri che non siano solo umani, che superino la strutturale precarietà umana. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi al cielo. “Piovete o cieli dall’alto e le nubi piovano il Giusto”, questo è il ritornello del tempo di Avvento.

Ancora oggi Dio non è estraneo alla storia umana, eccome se gli interessa il benessere degli uomini tutti. Con Lui possiamo guardare al futuro con fiducia, sicuri che gli uomini sapranno ritrovare il coraggio e la forza di un cambiamento vero e profondo.

La parola di Dio scende ancora in questo contesto storico complesso e difficile, nelle problematiche più dibattute oggi, e tocca a noi preparare la via del Signore adoperandoci a far capire che la sua presenza e le sue proposte anche morali non sono per togliere ma per dare e assicurare benessere interiore, perché tutti possano vivere meglio in ogni parte del mondo.

Buon Natale a tutti voi carissimi amici.

D.G.M.

 

 

 

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