Far sperimentare la tenerezza di Dio e la maternità della Chiesa

In occasione della festa liturgica di San Luigi Orione la Chiesa ci fa pregare così: “O Dio, che hai concesso a san Luigi Orione, sacerdote, di amare il Cristo tuo Figlio nella persona dei poveri e di formarlo nel cuore dei giovani; dona a noi di esercitare come lui le opere di misericordia, per far sperimentare ai fratelli la tenerezza della tua Provvidenza e la maternità della Chiesa”.
Noi, che viviamo e lavoriamo nelle Case di Don Orione a Genova, vogliamo fare nostra questa preghiera e impegnarci a mettere in pratica quanto essa ci suggerisce.

Dio ama tutti (“Il nostro Dio è un appassionato di amore, Dio ci ama più che un padre ami il suo figlio” – ci dice Don Orione), in particolare i poveri, i deboli, i malati, gli emarginati e lo ha dimostrato concretamente in Gesù, che “passò beneficando e sanando tutti” (Atti 10,38). Sull’esempio di Gesù, anche San Luigi Orione ha dedicato e consumato la sua vita, curvandosi sulle povertà e miserie del suo tempo, riconoscendo la presenza di Gesù in ogni persona (“nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio”; “tante volte ho come intravisto, Gesù, nei più reietti e più infelici”) e sperimentando che “la perfetta letizia non può essere che nella perfetta dedizione di sé a Dio e agli uomini, ai più miseri come ai più fisicamente deformi, ai più lontani, ai più colpevoli, ai più avversi”.

E noi, che lavoriamo e viviamo in opere volute da Don Orione, frutto del suo carisma, della sua intuizione, ispirate da Dio, con quali sentimenti e stile di vita e modalità di lavoro dovremmo operare? Abbiamo una responsabilità grande. Non basta la nostra professionalità, dobbiamo “far sperimentare” ai nostri ospiti, alle persone che incontriamo, con cui lavoriamo “la tenerezza di Dio e la maternità della Chiesa”. Detto in modo esplicito: chi ci incontra, chi assistiamo dovrebbe poter dire: “Dio mi ama, la Chiesa si prende cura di me”, perché Dio si fa conoscere e amare attraverso le nostre mani, il nostro sguardo, le nostre piccole attenzioni, le nostre tenerezze …

Ecco perché quest’anno, ma anche nei prossimi anni, tutti gli operatori delle Case di Don Orione in Italia sono invitati ad approfondire questo aspetto attraverso un breve corso di formazione. Quanti anni della sua vita dedica una persona a diventare medico, infermiere, ingegnere…? E per conoscere Don Orione, imparare a lavorare nelle sue opere secondo il suo stile, con il suo stesso cuore, quanto tempo abbiamo dedicato? Riconosciamo che siamo carenti, mai sufficientemente all’altezza del compito, della responsabilità che ci siamo assunti.

Non si tratta di fare lunghi corsi, leggere chissà quali libri … : cominciamo a imparare ad usare bene i nostri “5 sensi”, perché è attraverso di essi che comunichiamo, entriamo in relazione con gli altri, trasmettiamo il meglio di noi in modo diretto, immediato. Ecco perché vorremmo fare tutti un cammino insieme, seguendo questo percorso che ci verrà proposto: “L’abitare e i cinque sensi”.

Aiutiamoci a scoprire quanto siano importanti i nostri piccoli gesti quotidiani e come attraverso di essi possiamo creare relazioni significative tra di noi e con ogni persona che ci è posta accanto. È un cammino di crescita personale, umana e insieme comunitario, come famiglia del Piccolo Cottolengo Genovese di Don Orione.

Buon cammino! Muoviamo con fiducia i primi passi.

don Dorino Zordan

 

 

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