I funerali di Don Germano Corona

I funerali al Paverano di Genova e la sepoltura a Tortona. Don Germano è morto l’11 febbraio. Il ricordo del Superiore generale.  

I funerali di Don Germano Corona si sono svolti il 13 febbraio, ore 10, nella chiesa del Piccolo Cottolengo del Paverano a Genova. Sono stati presieduti da Mons. Martino Canessa, vescovo emerito di Tortona, e concelebrati con il direttore provinciale Don Pierangelo Ondei, il direttore del Piccolo Cottolengo Don Alessandro D’Acunto, e numerosi sacerdoti orionini.
Al termine della Messa, il feretro è partito per il Santuario della Madonna della Guardia di Tortona ove, dopo un breve rito liturgico, è stato sepolto.

Don Germano Corona era morto l’11 febbraio 2015 al Piccolo Cottolengo di Don Orione di Genova – Paverano.  Era nato a Tabina di Magreta, comune di Formigine (MO, Italia) il 17 novembre 1932. Aveva 82 anni di età, 63 di professione religiosa e 53 di sacerdozio. Apparteneva alla Provincia “Madre della Divina Provvidenza” (Roma).

 

Don Germano Corona è nato a Magreta (Modena) il 17 novembre 1932. Ma lui precisava a Tabina, che è frazione di Magreta, frazione a sua volta di Formigine, in provincia di Modena.
A pochi giorni dalla nascita gli morì la mamma Maria. Il papà Bruno si trovò con due frugoletti – Filippo e Germano – da far crescere. Solo. “Solo tutta la vita – scrisse Don Germano del papà -. Lo scarrozzavo a volte col mio trabiccolo. Passando per Ponte di Sant’Ambrogio, all’uscita della città, non mancava mai di farmelo notare. Gli era morta la moglie che, sbadata, gli aveva lasciato il secondo figlio di pochi giorni. Non era ancora il tempo del latte Nestlé, bisognava pellegrinare per trovare balie alla fame del figlio. Quante braccia a Ponte di Sant’Ambrogio ninnarono quell’incosciente, quante fasce mercenarie lo avvolsero. Lui aveva ancora 24 anni. “Ma, scusa, perché non hai provato a risposarti?”, gli chiesi impertinente una volta. “Avevo paura che la seconda non potesse amarli come la prima”. E qui si bloccava. Fissava il vuoto dal finestrino ed attendeva che lo scaricarsi per riprendere il cammino. Solo”.

A 13 anni, il 7 agosto 1945,  entrò sotto il tetto della Congregazione a Vigevano, poi proseguì a Borzoli e a Sassello i primi anni di scuola. Dopo il noviziato a Villa Moffa, emise la prima professione l’11 ottobre 1951. Fece il tirocinio a Bogliasco (1954-1956) e, terminati gli studi di filosofia e teologia a Tortona, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1961.
Iniziò il suo apostolato sacerdotale a Magreta, come assistente (1962-1965), e poi passò a Bologna prima come vice parroco e poi come parroco dal 1966 al 1986. Gli fu affidata la direzione del Piccolo Cottolengo Genovese (1987-1991), a Camaldoli e poi al Paverano, che lasciò nel 1991 quando, in seguito alla morte di Don Angelo Riva, fu nominato economo generale, incarico che lo vide impegnato fino al 1998. Ritornò nella riviera ligure e nei Piccolo Cottolengo, a Sanremo un anno e poi, dal 2000 al 2011, al Paverano di Genova, in veste di direttore.

Nel 2011, era stato assegnato alla comunità del Santuario dell’Incoronata, a Foggia, ma dopo pochi mesi apparvero i segnali di un grave male che consigliarono il suo rientro a Genova per le cure continue di cui avrebbe avuto bisogno. Vi ritornò in veste di debolezza, con dignità e fede, da povero Cristo. I confratelli e altre persone buone del Paverano che gli furono amorevolmente vicini, gli resero gli ultimi quattro anni di malattia meno penosi e “offerta gradita a Dio”. Era presente, in carozzella, al “Natale di Don Orione a Genova” di quest’anno. Dispensava un abbozzo di sorriso a chiunque gli capitava a tiro. Gli piacque l’idea che la Madonna con l’ “Eccomi” diede la password della sua vita a Dio e commentò compiaciuto questa espressione dell’omelia.

È un bel personaggio Don Germano Corona, ornato della saggezza popolare e della fede dei semplici, osservatore ironico e disincantato di persone e di eventi, dei quali sempre sapeva cogliere quello che conta. Anche per la sua vicenda umana e familiare ebbe un affetto filiale verso la Congregazione, che per lui era casa, famiglia, futuro, speranza. Fu ancora più riconoscente e fiero perché sotto le tende della Divina Provvidenza si trovò un posto anche per il papà Bruno,  discreto e servizievole, per lunghi anni alloggiato nei 3 metri per 4 della portineria della Curia generale.

Don Germano è stato un religioso orionino di “marchio registrato”, coltivato tra le vigne e i banchi di Villa Moffa, abituato alle trincee quotidiane della Parrocchia (20 anni a Bologna) e del Piccolo Cottolengo (altri 20 anni), con pochi spazi lasciati ai protagonismi e all’autorealizzazione, come si dice oggi. Fu contento e realizzato di fare del bene, di stare al palo, di servire, di essere puntuale alle preghiere del mattino e alla meditazione quotidiana, devoto dei nostri “santi di famiglia”, sensibile ai bisogni delle persone.

Lo conobbi durante il sessennio 1992-1998, quando eravamo insieme nel Consiglio generale in Via Etruria 6. Io il più giovane e lui più stagionato di 20 anni. Correva tra noi due un feeling istintivo pur tra tante e notevoli diversità. Lui diceva che ero “un bravo ragazzo” e io dicevo che era “un buon uomo”. Che cosa intendessimo con quelle parole non lo sapevo bene allora e neanche ora. Però ci sentivano familiari. E familiari ci sentivamo quelle volte che, recentemente, incrociavamo gli sguardi e qualche parola nelle brevi visite al Paverano. E ora so di avere perso una persona cara, familiare.  Per lui prego e invito a pregare.

Don Flavio Peloso