Natale: una luce nel buio della notte

All’improvviso il buio della notte, che è il buio del mondo, che è il buio interiore dell’uomo, si illumina.

È solo un piccolo segno, una piccola sorgente di luce, ma nessuno più la fermerà del tutto. Le tenebre, che sono le tenebre del peccato, il non riconoscimento di Dio, non avranno mai più il sopravvento, perché questa luce è l’intervento di Dio a favore degli uomini. Dio continua ad amare gli uomini. Questo è il Natale.

Il Natale è sempre un messaggio di consolazione e di speranza per tutti. Forse pochi se ne accorgono anche oggi come allora. Tutto avviene fuori dell’abitato dove c’era la vita e il traffico dell’abitato di un piccolo paese sconosciuto come Betlemme. Solo pochi pastori si rendono conto che è avvenuto qualcosa che cambierà il mondo.

Emarginati da tutti, considerati impuri perché non partecipano alle liturgie del tempio, i pastori sono ormai il simbolo e la primizia di quella umanità che comprende i segni di Dio e lo accoglie nella propria vita.

Questo per voi è il segno, dicono gli angeli ai pastori: troverete un bimbo in fasce deposto in una mangiatoia. Il segno è per i pastori, che anticipano anche la funzione di quelli che saranno poi chiamati pastori nella chiesa, ma l’evento riguarda tutti gli uomini.

Nella comprensione di questo segno c’è senz’altro un’allusione al versetto 3 del primo capitolo di Isaia: “il bue conosce il proprietario e l’asino la mangiatoia, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende. È questo il versetto che sta all’origine delle nostre rappresentazioni natalizie con il bambino posto tra un bue e un asinello. Ma il significato vero è più profondo: la non conoscenza e la lontananza del popolo dal suo Dio, il rifiuto e la continua infedeltà è ormai cosa vecchia, superata, e questo per un intervento gratuito unilaterale da parte di Dio.

Sia allora resa gloria a Dio cantano gli angeli, ma anche pace in terra agli uomini perché Dio li ama.

Se avessimo finalmente il coraggio di fidarci di Lui le cose andrebbero meglio. Non c’era posto per lui nella città, allora. Forse che oggi c’è più posto nelle nostre città? Ci abbiamo provato tante volte a fare a meno di lui, ma abbiamo solo moltiplicato i problemi e i guai.

Ma in questo contesto ecco il Natale anche quest’anno: vi annuncio una grande gioia, non temete, oggi è nato per voi il Salvatore. Il Natale è Dio che non si è stancato di noi, Dio ci riprova anche quest’anno. In quel bambino c’è tutta la vicinanza di Dio per il suo popolo che sono tutti gli uomini, che siamo noi.

Nel suo figlio Gesù Cristo ci rinnova il suo amore inalterato e instancabile. Se crediamo a questo abbiamo fatto Natale e tutto il resto viene di conseguenza.

Il Natale è davvero l’ingerenza di Dio. Forse non ci piace molto questa parola, ma l’ingerenza è il contrario dell’indifferenza, del menefreghismo, si arrangino, facciano loro, che c’entro io. Dio non è un estraneo all’uomo. Dio vuole entrare nella vita degli uomini e se ne interessa perché vuole il bene degli uomini.

Per questo nasce in questo mondo in questo modo, per comprendere tutti i poveri del mondo. Venite a me voi tutti che siete affaticati e io vi ristorerò. Questo è il prodigio del Natale. La notte del Natale è sufficiente che pensiamo a questo, che riprendiamo un po’ fiato e riacquistiamo la capacità di stupirci delle cose belle e grandi come fanno i bambini. Sì la vita rimane lì in tutta la sua complessità, ma non siamo più soli. Non abbiamo bisogno di un Salvatore che faccia al posto nostro ma di uno che ci trasmette luce e coraggio nelle nostre scelte. Il Natale è proprio questo: il Dio con noi e noi lo vogliamo accanto. È l’augurio per tutti.

d.g.m.