Né sciacalli né struzzi

Come reagiamo alle difficoltà del presente?

Quando l’esperienza del presente si fa amara, la tentazione è quella di rimpiangere il passato e sognare il futuro scappando dal presente. E se invece la soluzione fosse imparare ad accettare il presente e accorgersi che il Signore sta operando anche adesso, in questa situazione nonostante le difficoltà, le divisioni e i conflitti?

Sciacalli e struzzi sono elementi proverbiali.

Usiamo questi due animali come figura metaforica di atteggiamenti umani sbagliati: fare lo sciacallo significa approfittarsi della sciagura altrui e fare lo struzzo significa mettere la testa sotto la sabbia per non vedere i problemi. Non sappiamo se davvero gli sciacalli fanno così e se gli struzzi mettono la testa sotto la sabbia, ma noi metaforicamente adoperiamo queste immagini.

Siamo invitati a non essere sciacalli né struzzi. Questi non guardano la realtà e dicono “Ma sì, in fondo va tutto bene, dai, non lamentiamoci, ci sono situazioni peggiori”.

“Andrà tutto bene”, si ripete in questi tempi di coronavirus. È diventato ormai un ritornello collettivo, lo si scrive sui muri e nei luoghi più frequentati, quasi a esorcizzare la realtà e voler convincere sé stessi. “Andrà tutto bene”: una invocazione laica che tutti possono condividere. Ma potrebbe essere anche l’atteggiamento falsamente ottimista di chi non vuol vedere il problema e si illude che possa andare magicamente tutto bene. In questo senso non è un segno di speranza ma un atteggiamento negativo.

Ma è negativo anche lo sfruttamento opposto del problema: approfittare della situazione negativa per collaborare con il male. In questo caso il ritornello consueto diventa quello dell’ormai fanno tutti così, ormai – perché una volta non succedeva – ma adesso rubano tutti, quindi è diventato lecito rubare. Perché non posso farlo io se lo fanno gli altri? Lo fanno tutti!”. Questo è sciacallaggio morale, è un alibi che mi trovo per andare nella via del male attribuendo a tutti gli altri una stessa mentalità di male.

Due atteggiamenti diversi ma negativi: negare che ci sia il male oppure adattarsi al male.

La terza via, quella più saggia e matura, è combattere contro il male per costruire il bene, è studiare il passato o, meglio, riflettere sul passato e fare tesoro di quello che è già successo.

Un proverbio dice che la storia è maestra di vita, ma qualcuno commenta che è una maestra senza alunni: la storia insegna, ma pochi imparano, qualche saggio c’è, ma sono rari e noi vorremmo essere di quei saggi che imparano dalla storia.

Ecco allora il nostro impegno: guardare in faccia la realtà e costruire una situazione migliore. E paradossalmente, migliore non vuole dire buono, dove non c’è nessun problema. Semplicemente vuol dire un po’ meglio, un passo in avanti. Forse, su questa terra, i conflitti non li risolveremo mai del tutto, però la soluzione sta nell’abitare sapientemente i conflitti, non ignorarli, non sfruttarli, ma viverli in modo sapiente. Non ci adattiamo alla realtà, ma non fuggiamo dalla realtà.

È quell’atteggiamento di speranza cristiana che ci insegna l’apostolo Paolo. Lui dice: “nella speranza siamo salvati”. Notiamo il paradosso: “Siamo stati salvati” è un passato, è già avvenuta la nostra salvezza, ma l’evento che ci ha salvati riguarda la speranza. Quel che riguarda Dio è già fatto tutto, quello che riguarda noi è ancora da fare.

La salvezza è già stata operata, gli strumenti ci sono, la possibilità è a portata di mano, ma ognuno di noi deve attuarla. Quella salvezza è potenziale. Diventa atto della nostra vita quando è attuata nella nostra esistenza: siamo stati salvati nella speranza e la speranza – in quanto virtù teologale – non è una vaga opinione, ma è l’attesa certa della salvezza. La Liturgia ci fa pregare sempre così: “nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”. E la storia cristiana mentre ci offre innumerevoli esempi di santità vissuta, dall’altra ci insegna a portare concretamente la grazia della salvezza dentro la realtà adesso, nelle nostre concrete situazioni difficili e conflittuali. Il Signore sta preparando una strada, ci sta aprendo una strada nuova nel deserto come al suo popolo schiavo a Babilonia. Noi non fuggiamo nel passato né nel futuro, non facciamo né gli struzzi né gli sciacalli, ma da persone mature viviamo il presente con la beata speranza che si realizzerà il progetto di Dio cui noi abbiamo contribuito.

D.G.M.

 

 

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