Una curiosa simbiosi

Il genovese che non ha conosciuto Don Gerardo Durante o è troppo giovane o non ha avuto a che fare con problemi assistenziali, specie con il Piccolo Cottolengo di Castagna, dove lo accolse, nel 1936, quale studente e lavoratore, il direttore, polacco, Don Francesco Drzewiecky. Erano i tempi in cui i giovani più grandi e robusti erano sollecitati a prestarsi, oltre allo studio, in attività fisiche, spesso di manovalanza, come accadde per il santuario di Tortona e diverse case orionine dell’epoca, oltre la già menzionata. Gerardo aveva un caratterino pepato, incapace dei mezzi termini, chiaro. Ha anche provato a sconfiggerlo, ma ha dovuto constatare una sconfitta costante nel tempo, cosa di cui peraltro non era dispiaciuto, confortato dalla propria coscienza che, chiaramente, lo scusava. Del resto era, per sua ammissione, tuttofare, cosa che lo giustificava. Si dice infatti che il soggetto attivo deve mettere in conto qualche errore. Amava soprattutto stare con i poveri, i semplici. Affermava, tra l’altro: “In questa casa siamo come in missione, l’importante è dare a tutti e a ciascuno di questi nostri figli, quello che serve per il bene delle loro anime”. Il suo caratteraccio volutamente ignorava che la sua posizione direttiva mirava innanzi tutto a far star bene i propri ospiti, inserendo il “tuttofare” quale regalo sorridente, reputato dai più tale. Si è spento, ovviamente, a Castagna, il 10 dicembre 1999.
Il 13 giugno dello stesso anno Giovanni Paolo II beatificava Don Francesco Drzewiecky insieme ad altri 108 martiri (vescovi, sacerdoti diocesani e religiosi, seminaristi, fratelli professi, religiose professe e laici) della martoriata Polonia. Non sono molte le testimonianze, tutte assai pesanti.
Imprigionato il 7 settembre 1939, morì il tre settembre 1942 a Dachau a 34 anni, sei da sacerdote. I pochi superstiti lo indicavano come “l’uomo che edificava con la sua cortesia e premura”. Proponiamo solo un piccolo brano di quanto raccontato dal compagno Jozef Kubichi. “Il campo di concentramento di Dachau è nato dall’odio maligno e perverso che voleva umiliare e calpestare la dignità dell’uomo per portarlo alla distruzione morale e fisica. Sopra questo inferno del male e dell’odio emersero le anime forti di tanti sacerdoti”.

Dove sta la simbiosi? Non certo nella concomitanza delle date (1999). Pur col carattere diverso dei due sacerdoti, si potrebbe individuarne una, forse maturata in entrambi grazie alla formazione ricevuta: non rinunciare mai a donarsi totalmente al prossimo, in particolare a quello più misero e bistrattato. Dio è un buon impresario. Paga sempre. Inoltre, e non baro, nel 1936 i due potrebbero aver avuto una “contaminazione” in quel di Castagna, complice il polacco, sacerdote novello e direttore, ed il nostro Gerardo, impegnato tra ginnasio e lavoro.

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